Aggiornata il 10 ottobre 2026 · Studio C&A Legal Consulting · Diritto civile

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Richiedi una valutazione del caso(si apre WhatsApp)Il primo termine: 60 giorni per contestare per iscritto
Secondo l'art. 6 della legge 604/1966, il licenziamento va impugnato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta, oppure dalla comunicazione dei motivi se arriva dopo. Il termine decorre da quando il lavoratore riceve la lettera, non dalla data scritta sulla lettera.
Basta un qualsiasi atto scritto che renda chiara la volontà di contestare il licenziamento, anche senza spiegarne nel dettaglio le ragioni. Può firmarlo il lavoratore, un avvocato o il sindacato.
- raccomandata con ricevuta di ritorno al datore di lavoro;
- pec all'indirizzo di posta certificata dell'azienda;
- atto consegnato a mano con firma per ricevuta.
Il secondo termine: 180 giorni per rivolgersi al giudice
L'impugnazione scritta da sola non basta. Entro i successivi 180 giorni bisogna depositare il ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro, oppure comunicare al datore di lavoro la richiesta di tentativo di conciliazione o di arbitrato.
Se la conciliazione o l'arbitrato vengono rifiutati, o non si raggiunge l'accordo, il ricorso va depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. Se si lascia scadere questo secondo termine, l'impugnazione già inviata perde efficacia.
Licenziamento orale, disciplinare o economico: cosa cambia
Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto. Quello solo a voce è inefficace e, secondo la giurisprudenza, non fa decorrere il termine di 60 giorni; conviene comunque agire subito, anche per la prova di quanto accaduto.
Il licenziamento disciplinare, per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, deve essere preceduto dalla contestazione scritta dell'addebito e dal diritto del lavoratore di difendersi, come prevede l'art. 7 dello Statuto dei lavoratori. Il licenziamento economico, per giustificato motivo oggettivo, richiede una ragione reale legata all'organizzazione dell'azienda.
Le tutele applicabili, reintegrazione nel posto di lavoro o indennità economica, dipendono dalla data di assunzione, dalle dimensioni dell'azienda e dal tipo di vizio accertato. Per questo ogni caso va valutato sui documenti.
Cosa preparare prima di parlare con un avvocato
Per valutare il caso in tempi brevi servono pochi documenti:
- lettera di licenziamento, con la busta o la ricevuta pec che prova la data di consegna;
- eventuale lettera di contestazione disciplinare e giustificazioni inviate;
- contratto di lavoro, lettera di assunzione e ultime buste paga;
- email, messaggi e altre comunicazioni con il datore di lavoro;
- numero approssimativo dei dipendenti dell'azienda, se lo si conosce.
Domande frequenti
Da quando decorrono i 60 giorni per impugnare il licenziamento?
Dal giorno in cui il lavoratore riceve la comunicazione scritta del licenziamento, o dei motivi se comunicati dopo. Non conta la data riportata sulla lettera.
Posso impugnare il licenziamento con una semplice email?
Serve un atto scritto che arrivi al datore di lavoro. Raccomandata con ricevuta di ritorno e pec danno prova certa dell'invio e della ricezione; l'email ordinaria è più rischiosa sul piano della prova.
Se firmo un accordo in sede sindacale posso poi fare causa?
Le rinunce firmate in sede protetta, come quella sindacale o davanti all'Ispettorato del lavoro, di regola non si possono più impugnare. Conviene farle valutare prima di firmare.
Impugnare il licenziamento mi fa perdere la NASpI?
No. La NASpI spetta anche in caso di licenziamento disciplinare e la domanda va presentata all'INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto, indipendentemente dalla scelta di impugnare.
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Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un avvocato sul caso concreto.
