Aggiornata il 14 ottobre 2026 · Studio C&A Legal Consulting · Diritto civile

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Richiedi una valutazione del caso(si apre WhatsApp)Cos'è la mediazione obbligatoria
La mediazione è un procedimento in cui un mediatore imparziale, iscritto presso un organismo accreditato al Ministero della Giustizia, aiuta le parti a trovare un accordo. Il mediatore non decide chi ha ragione: facilita il dialogo e, se le parti lo chiedono, può formulare una proposta.
È regolata dal D.Lgs. 28/2010, profondamente modificato dalla riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) con effetto dal 30 giugno 2023. Nelle materie in cui è obbligatoria, chi vuole agire in giudizio deve prima avviarla: se non lo fa, il giudice rileva l'improcedibilità e assegna un termine di 15 giorni per presentare la domanda di mediazione, con un inevitabile allungamento dei tempi.
Le materie della mediazione obbligatoria dopo la riforma Cartabia
La mediazione è obbligatoria per le controversie in materia di:
- condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie e patti di famiglia;
- locazione, comodato e affitto di aziende;
- risarcimento del danno da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
- contratti assicurativi, bancari e finanziari;
- dalla riforma Cartabia, anche associazione in partecipazione, consorzio, franchising, contratto d'opera, contratto di rete, somministrazione, società di persone e subfornitura.
Come si svolge la procedura
La domanda si deposita presso un organismo di mediazione nel luogo del giudice territorialmente competente per la causa, indicando le parti, l'oggetto e le ragioni della pretesa. L'organismo nomina il mediatore e fissa il primo incontro, comunicandolo all'altra parte. Dalla comunicazione la domanda interrompe la prescrizione e impedisce la decadenza, una sola volta.
Le parti devono partecipare personalmente, assistite da un avvocato; possono farsi sostituire da un rappresentante solo per giustificati motivi, e il delegato deve conoscere i fatti e avere il potere di trovare un accordo. Gli incontri possono svolgersi anche in videoconferenza.
La procedura dura al massimo 3 mesi, prorogabili di altri 3 con accordo scritto delle parti. Se si raggiunge un accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati, il verbale costituisce titolo esecutivo: in caso di inadempimento si può procedere direttamente con precetto e pignoramento. Se l'accordo non c'è, la condizione di procedibilità è comunque soddisfatta e si può andare in causa.
Anche fuori da queste materie, il giudice può disporre la mediazione durante la causa (mediazione demandata), e in quel caso diventa obbligatoria per proseguire il giudizio.
Costi e incentivi fiscali
Ogni parte versa all'organismo le spese di avvio, un importo fisso contenuto che varia in base al valore della lite, oltre alle spese vive. Se si prosegue oltre il primo incontro, si aggiungono le indennità di mediazione, calcolate secondo tabelle legate al valore della controversia. A questi costi si sommano i compensi degli avvocati. Chi ha i requisiti di reddito può accedere al patrocinio a spese dello Stato anche per la mediazione obbligatoria.
La legge prevede incentivi fiscali per chi partecipa:
- credito d'imposta fino a 600 euro per il compenso dell'avvocato, nelle mediazioni obbligatorie o demandate dal giudice, ridotto della metà se non si raggiunge l'accordo;
- credito d'imposta fino a 600 euro per l'indennità pagata all'organismo, anch'esso dimezzato in caso di mancato accordo;
- un tetto annuo complessivo di 2.400 euro per le persone fisiche;
- esenzione dall'imposta di registro per il verbale di accordo fino a 100.000 euro di valore.
Cosa rischia chi non partecipa alla mediazione
La mancata partecipazione senza giustificato motivo ha conseguenze precise (art. 12 bis D.Lgs. 28/2010). Nella causa successiva il giudice può trarne argomenti di prova a sfavore della parte assente. La parte che si costituisce in giudizio dopo non aver partecipato è condannata a versare allo Stato una somma pari al doppio del contributo unificato e, su richiesta dell'altra parte, può essere condannata a pagarle una somma ulteriore determinata dal giudice.
Per questo, chi riceve una convocazione non dovrebbe ignorarla, anche quando ritiene infondata la pretesa: la mediazione è spesso l'occasione per chiarire la propria posizione e per valutare un accordo con l'aiuto di un avvocato, prima che i costi di una causa crescano.
Domande frequenti
In quali casi la mediazione è obbligatoria?
Nelle liti su condominio, diritti reali, divisione, successioni, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto d'azienda, responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa, contratti bancari, assicurativi e finanziari e, dopo la riforma Cartabia, anche franchising, contratto d'opera, società di persone, subfornitura e altri contratti.
Quanto dura la mediazione obbligatoria?
Al massimo 3 mesi, prorogabili di altri 3 mesi con accordo scritto delle parti.
Cosa succede se non mi presento alla mediazione?
Senza giustificato motivo, nella causa il giudice può valutare l'assenza a sfavore e condannare la parte assente a versare allo Stato una somma pari al doppio del contributo unificato, oltre a un'eventuale somma a favore dell'altra parte.
Serve l'avvocato in mediazione?
Sì, nelle materie in cui la mediazione è obbligatoria e in quella demandata dal giudice le parti devono essere assistite da un avvocato. Per il suo compenso è previsto un credito d'imposta fino a 600 euro.
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Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un avvocato sul caso concreto.
