Aggiornata il 14 ottobre 2026 · Studio C&A Legal Consulting · Diritto civile

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Richiedi una valutazione del caso(si apre WhatsApp)Come funziona il pignoramento presso terzi
Conto corrente e stipendio si pignorano con il pignoramento presso terzi: il creditore notifica l'atto al debitore e al terzo che deve delle somme al debitore, cioè la banca o il datore di lavoro. Prima serve un titolo esecutivo, come una sentenza o un decreto ingiuntivo esecutivo, e la notifica dell'atto di precetto.
Dal momento della notifica il terzo diventa custode delle somme e non può più pagarle al debitore, entro il limite dell'importo indicato nel precetto aumentato della metà. Segue un'udienza davanti al giudice dell'esecuzione, che con l'ordinanza di assegnazione ordina al terzo di versare le somme al creditore.
Pignoramento dello stipendio e della pensione: la regola del quinto
Per i crediti ordinari, come finanziamenti, fatture o canoni non pagati, lo stipendio è pignorabile nella misura di un quinto dell'importo netto (art. 545 c.p.c.). Per i crediti alimentari, come l'assegno di mantenimento, la misura è stabilita dal giudice. Se concorrono crediti di natura diversa, il pignoramento complessivo non può superare la metà dello stipendio.
Per la pensione c'è una tutela in più: resta sempre impignorabile un minimo vitale pari al doppio dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro. Nel 2026, con l'assegno sociale a 546,24 euro, la quota protetta è di 1.092,48 euro al mese; il quinto si calcola solo sulla parte che eccede questa soglia.
Pignoramento del conto corrente: somme già accreditate e accrediti futuri
Sul conto corrente la regola cambia a seconda del momento in cui sono arrivate le somme. Se sul conto confluiscono stipendio o pensione, gli importi accreditati prima della notifica del pignoramento sono pignorabili solo per la parte che supera il triplo dell'assegno sociale, cioè 1.638,72 euro nel 2026. Gli accrediti di stipendio o pensione che arrivano dopo il pignoramento sono pignorabili nei limiti del quinto, con il minimo vitale per le pensioni.
Le altre somme, come risparmi, entrate da attività autonoma o importi diversi da stipendio e pensione, sono invece pignorabili per intero fino a coprire il credito. Un pignoramento che supera i limiti di legge è parzialmente inefficace e il giudice può rilevarlo anche d'ufficio, ma è il debitore che deve segnalarlo con prove precise.
Appena ricevuto l'atto conviene verificare:
- se sul conto arrivano stipendio o pensione e quale era il saldo alla data della notifica;
- se la banca ha bloccato anche la quota protetta;
- se il titolo e il precetto sono stati notificati correttamente e quando;
- se l'importo richiesto corrisponde al debito reale, comprese spese e interessi.
Se a pignorare è l'Agenzia delle Entrate Riscossione
L'Agenzia delle Entrate Riscossione non ha bisogno del giudice: il titolo è la cartella di pagamento non pagata, e se è passato più di un anno dalla notifica della cartella deve prima notificare un'intimazione di pagamento. Con il pignoramento ordina direttamente alla banca o al datore di lavoro di versarle le somme, di regola entro 60 giorni.
Sugli stipendi e sulle pensioni i limiti sono più favorevoli al debitore (art. 72 ter D.P.R. 602/1973): un decimo per importi mensili fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre i 5.000 euro. Se lo stipendio è accreditato su un conto, l'ultimo emolumento accreditato non può essere pignorato dall'Agente della riscossione.
Una richiesta di rateizzazione impedisce l'avvio di nuove azioni e, con il pagamento della prima rata, può in molti casi fermare quelle già avviate, salvo che il terzo abbia già reso una dichiarazione positiva o le somme siano già state assegnate.
Come opporsi al pignoramento e quando contattare un avvocato
Se si contesta il diritto del creditore di procedere, per esempio perché il debito è stato pagato, è prescritto o il titolo è venuto meno, si propone l'opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.). Se si contestano vizi formali dell'atto di pignoramento, del precetto o delle notifiche, si propone l'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) entro 20 giorni. Contro la Riscossione il giudice competente dipende dalla natura del debito: tributario per le imposte, ordinario per le altre somme.
Esistono anche strade non contenziose: la conversione del pignoramento, cioè la sostituzione dei beni pignorati con una somma pagabile anche a rate, un accordo con il creditore o, quando i debiti sono molti, una procedura di sovraindebitamento. Il tempo conta: i termini di opposizione sono brevi e l'udienza di assegnazione arriva in poche settimane. Conviene far esaminare l'atto da un avvocato appena notificato, portando estratti conto e buste paga.
Domande frequenti
Quanto possono pignorare dal conto corrente?
Se sul conto arrivano stipendio o pensione, le somme già accreditate sono pignorabili solo oltre il triplo dell'assegno sociale (1.638,72 euro nel 2026) e gli accrediti successivi nei limiti del quinto. Le altre somme sono pignorabili per intero.
Quanto si può pignorare dello stipendio?
Per i crediti ordinari un quinto dello stipendio netto. Se a procedere è l'Agenzia delle Entrate Riscossione, un decimo fino a 2.500 euro mensili, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro, un quinto oltre.
La pensione si può pignorare?
Sì, ma resta sempre impignorabile il doppio dell'assegno sociale con un minimo di 1.000 euro, pari a 1.092,48 euro al mese nel 2026. Il quinto si calcola sulla parte eccedente.
Come si blocca un pignoramento sbagliato?
Con l'opposizione all'esecuzione se il debito non è dovuto, o con l'opposizione agli atti esecutivi entro 20 giorni per vizi formali. Se sono stati superati i limiti di legge si può far valere l'inefficacia davanti al giudice dell'esecuzione.
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Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un avvocato sul caso concreto.
