Aggiornata il 14 ottobre 2026 · Studio C&A Legal Consulting · Diritto penale

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Richiedi una valutazione del caso(si apre WhatsApp)Cos'è la remissione di querela e quando si può fare
La remissione (art. 152 c.p.) è possibile solo per i reati procedibili a querela, cioè quelli che lo Stato persegue solo su iniziativa della persona offesa. Estingue il reato e può intervenire solo prima della condanna definitiva, salvo i casi in cui la legge disponga diversamente.
Non può essere sottoposta a termini o condizioni: una remissione «se mi paghi entro un mese» non è valida. Per questo, quando la remissione è legata a un risarcimento, conviene prima concludere l'accordo e ricevere il pagamento, poi formalizzare il ritiro. Nell'atto di remissione la persona offesa può anche rinunciare espressamente al risarcimento del danno.
Se il procedimento è ancora nella fase di presentazione, è utile ricordare come funziona la querela stessa: la guida su come presentare una querela spiega termini e modalità.
I reati procedibili a querela dopo la riforma Cartabia
La riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) ha esteso la procedibilità a querela a molti reati, proprio per favorire la composizione dei conflitti tra le parti. Oggi sono procedibili a querela, in molte delle loro forme, tra gli altri:
- lesioni personali, comprese diverse ipotesi aggravate, e lesioni stradali gravi o gravissime nelle ipotesi base;
- minaccia, violenza privata e sequestro di persona nella forma semplice;
- furto, anche in molte ipotesi aggravate, truffa e frode informatica, salvo specifiche aggravanti;
- diffamazione, danneggiamento, appropriazione indebita e violazione di domicilio in alcune forme.
Come si fa: remissione processuale e remissione tacita
La remissione processuale si fa con una dichiarazione resa davanti all'autorità giudiziaria o a un ufficiale di polizia giudiziaria, personalmente o tramite un procuratore speciale, di solito il proprio avvocato. La remissione extraprocessuale può essere espressa, con un atto scritto, oppure tacita, quando la persona offesa compie fatti incompatibili con la volontà di proseguire, per esempio riconciliandosi in modo evidente con il querelato.
Dopo la riforma Cartabia c'è remissione tacita anche quando il querelante, citato come testimone, non compare in udienza senza giustificato motivo, e quando partecipa a un programma di giustizia riparativa concluso con esito positivo. La regola dell'assenza non si applica se la persona offesa è incapace per età o infermità o si trova in condizione di particolare vulnerabilità. Chi intende invece mantenere la querela deve quindi presentarsi alle udienze o giustificare l'assenza.
L'accettazione del querelato
La remissione non produce effetti se il querelato la rifiuta espressamente o tacitamente (art. 155 c.p.). In pratica, per chiudere il procedimento con certezza, il querelato rilascia una dichiarazione di accettazione, che può essere resa con le stesse forme della remissione.
Perché il querelato dovrebbe rifiutare? A volte preferisce un'assoluzione piena nel merito, che chiarisca la sua estraneità ai fatti, invece di un'estinzione del reato. È una scelta da valutare con il difensore.
Nella pratica la remissione è spesso il punto d'arrivo di una trattativa tra i difensori: il querelato risarcisce il danno, le parti firmano un accordo che regola anche le spese, poi la persona offesa rimette la querela e il querelato la accetta. Se ci sono più querelati, la remissione fatta a favore di uno solo si estende anche agli altri, salvo che questi la rifiutino. Se l'accordo è ben scritto, evita contestazioni successive e chiude la vicenda in tempi brevi.
Spese e reati in cui non è ammessa
Salvo diverso accordo indicato nell'atto di remissione, le spese del procedimento sono a carico del querelato (art. 340 c.p.p.). Per questo nell'accordo conviene stabilire chiaramente chi paga le spese processuali e quelle legali.
Per alcuni reati la remissione non è ammessa o ha limiti: la querela per violenza sessuale è irrevocabile, e negli atti persecutori la remissione può essere solo processuale ed è esclusa nei casi più gravi, come le minacce reiterate in modo grave. Nei reati procedibili d'ufficio la remissione non ha effetto sul procedimento, anche se un accordo risarcitorio può incidere sulla pena. Prima di firmare qualsiasi atto è prudente farsi assistere da un avvocato, sia da parte della persona offesa sia da parte del querelato.
Domande frequenti
Come si ritira una querela?
Con una dichiarazione di remissione resa davanti all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria, personalmente o tramite procuratore speciale, oppure con un atto scritto. Il querelato non deve rifiutarla.
Fino a quando si può rimettere una querela?
Fino a quando non c'è una condanna definitiva, salvo i casi in cui la legge preveda diversamente. Non può essere sottoposta a termini o condizioni.
Chi paga le spese con la remissione di querela?
Le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo che nell'atto di remissione le parti abbiano concordato diversamente.
Se non vado in udienza la querela viene ritirata?
Dopo la riforma Cartabia, se il querelante citato come testimone non compare senza giustificato motivo, si ha remissione tacita. La regola non si applica alle persone incapaci o particolarmente vulnerabili.
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Questa guida ha finalità informative e non sostituisce il parere di un avvocato sul caso concreto.
